No guarda che hai capito male, ma non sei il solo, e temo che saran dolori per molti con questa confusione in futuro. Ci ho fatto tutto un post su facebook cercando di fare chiarezza, adesso lo vado a pescare.
Incollo:
Noto una enorme confusione attorno alla recente risoluzione dell'Ade, anche su varie testate giornalistiche (non che questo sia in alcun modo sorprendente
), quindi provo a fare un riassunto con un post a parte di come l'ho capita io, credo correttamente:
- un exchanger non occasionale organizzato in societa' che vende e compra bitcoin è assimilabile agli scambiatori a pronti di valuta (cambiavalute tradizionali) di cui all'articolo bla bla bla con tutti i limiti e gli obblighi e le iscrizioni a registri del caso.
Le plusvalenze che tale societa' ottiene dalla differenza tra prezzo di acquisto e di rivendita dei bitcoin (come riferimento l'ade indica il valore medio delle piattaforme) SONO TASSATE
- i clienti privati che acquistano o vendono da tale societa' per tenersi le somme, non speculandoci (quindi non facendo compravendita regolare se no sarebbero traders, vedi commento sotto**), non vengono tassati perche' ovviamente il solo atto di cambiare una valuta in un'altra non genera reddito.
Il tutto è un pastrocchio ovviamente, sia perche' l'equiparazione di tale attivita' a un cambiavalute non spetta all'ade, sia perche' cio' implica dare a bitcoin lo status giuridico di valuta estera (di nuovo non spetta all'ade anche perche' cio' avrebbe una miriade di altre ricadute che richiederebbero aggiunte e modifiche ad altre leggi, ecc ecc ecc e decisamente serve un quadro organico che spetta al legislatore), sia perche' applicare le leggi per i cambiavalute cosi' come sono presenta ostacoli tecnici non da poco (esempio la questione della giacenza media inferiore alle 50000 circa euro per 7 giorni consecutivi non tassabile: un exchanger di bitcoin puo' facilmente tenerla a zero facendo girare sempre gli stessi soldi, eludendo la tassazione, cosa che evidentemente non era nelle intenzioni dell'ade).
Mancano pure soglie e definizioni per stabilire cosa intendano per "esercita professionalmente". E altre cose.
Ma per il momento questo dice.aggiunta:
**Si noti che se invece un cliente compra btc da tale societa', e poi li rivende un mese dopo quando sono saliti, la plusvalenza E' TASSATA come capital gain (anche questo forse non è chiaro ai piu'): rientra nel normale caso di capital gain da trading, gia' regolamentato (per cui non serve un interpello, e infatti questo interpello non riguarda questa categoria).
Se si opera con brokers registrati che fanno da sostituto d'imposta (hanno accordi specifici con l'ade) questi gia' trattengono alla fonte il 27% sulle plusvalenze (come Plus500 ad esempio).
Se si opera con brokers che non fanno da sostituto d'imposta (come sarebbe il caso di suddetta societa', e lo dice proprio l'interpello che non dovrebbe farlo) spetta al trader dichiarare le plusvalenze (ed eventualmente documentarle) nel momento in cui riconverte i bitcoin in euro (come, ribadisco, gia' si fa per il trading di altri assets piu' "tradizionali" presso brokers che non fanno da sostituto d'imposta).
Non va confuso l'exchanger col trader, anche se spesso vedo usati i due termini in modo equivalente, sbagliando.
Poi il come eventualmente documentare questi scambi e plusvalenze è tutto un altro discorso con dei grossi buchi e difficolta' tecniche ovviamente, vista la varieta' di metodi di pagamento e il fatto che gli indirizzi non sono nominativi.