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Board Discussioni avanzate e sviluppo
Re: Visioni di bitcoin
by
Plutosky
on 21/12/2018, 17:05:06 UTC


Quindi secondo te l'ipotesi di gbianchi secondo la quale i miner potrebbero mettere su migliaia di full node non sarebbe percorribile in quanto si vedrebbe che i nodi sono "finti"?

Per i costi inizialmente pensavo sarebbero stati irrisori, al momento vengono minati circa 657000 bitcoin all'anno, moltiplicato 3000 dollari diciamo che i miner devono investire complessivamente intorno ai 2 miliardi di dollari l'anno. Se un miner ha il 10% di hash rate (quindi spende 200 milioni di dollari l'anno), spendere 5/10 milioni di dollari in più per i full node non dovrebbe in teoria essere per lui un problema eccessivo.

Ma d'altra parte è anche vero che mentre con l'hash rate c'è una proporzionalità diretta tra quanto spendi e quanto incassi (se hai il 10% dell'HP hai il 10% dei btc minati), nel caso dei full node se hai solo il 10% dei full node non hai molto in mano.

Se sei un miner e vuoi dei full node per avere un ritorno economico particolare devi:

1) assicurarti (a differenza dell'HP) prima di avere una maggioranza (nel qual caso devi competere contro utenti e altri miner non d'accordo con te per ottenere quella maggioranza di full node)

2) una volta ottenuta una costosa maggioranza, devi cercare di indirizzare tutto il sistema verso una catena che implementi le modifiche preferite sperando di riuscirci (e senza garanzie di riuscita in questo senso)

Effettivamente rimane molto più semplice per i miner non cercare di avventurarsi in modifiche politico-ideologiche. In un certo senso è confortante che i miner non abbiano particolari interessi in bitcoin se non di natura prettamente economica. Lavorano e basta.

Anzi per i miner in questo senso potrebbe risultare economicamente vantaggioso lasciare che la stragrande maggioranza dei full node sia reale, in questo modo si assicurano di ricevere costanti e immediati feedback da parte degli utenti che sono i veri protagonisti.


Esatto. Il ragionamento non deve essere fatto in termini strettamente matematici ma in quelli di costo-opportunità.

Prendiamo Bitmain. Ha quasi un monopolio degli ASIC e controlla, direttamente o indirettamente, almeno il 40% dell'hashrate. Può influenzare altri miner (minacciando magari di ritardare la consegna degli ASIC o aumentarne il prezzo) in modo tale che questi possano "votare" come vuole Bitmain (ad esempio per un aumento del hard-cap sui blocchi).  

Se prendesse il controllo di almeno il 50% dei nodi sarebbe in grado di controllare hashrate+nodi e quindi di fatto di controllare Bitcoin.

Ma Bitmain probabilmente possiede migliaia di bitcoin e il suo business si basa sul successo di bitcoin come cripto di riferimento la quale cripto è capace, con il suo andamento, di influenzare l'intero mercato.

Il valore di bitcoin di lungo periodo , dipende, a sua volta, dalla decentralizzazione che genera i due elementi portanti dell'hard-money: l'immutabilità e la resistenza  alla censura.

Quindi Bitmain per raggiungere il controllo di bitcoin da una parte ha dei COSTI DIRETTI rappresentati dal costo necessario a prendere il controllo della maggioranza dell'HR e della maggioranza dei nodi.

Ma ha anche e soprattutto i COSTI INDIRETTI generati dalla perdita di valore che bitcoin subirebbe nel momento in cui dimostrasse al mondo di non essere decentralizzato ma controllato da un'azienda o un gruppo di aziende.

Questi ultimi costi indiretti sono infinitamente superiori a quelli diretti.

Attualmente solo il 4% dei nodi è localizzato in Cina (sono meno di 500), a differenza dell'HR che è maggioritario in quel Paese. Se all'improvviso i nodi cinesi diventassero migliaia magari localizzati tutti su uno stesso IP o una stessa località come nel caso di bcash, sarebbe la riprova che quei nodi sono un tentativo di "colpo di stato" e non nodi reali.  Se fossero localizzati in giro per il mondo per farli sembrare reali il costo sarebbe infinitamente superiore. E in ogni caso dovrebbero eseguire un software diverso da quello di riferimento quindi verrebbe comunque il sospetto che si tratti  del colpo di stato di cui sopra.

Dall'altro canto Bitmain sa benissimo che ogni dimostrazione di solidità e di coesione della community bitcoin o ogni dimostrazione di resistenza ad attacchi esterni, sono elementi che accrescono enormemente nel tempo il valore di bitcoin, e quindi fanno gli interessi di Bitmain stessa.

In un'analisi costi-benefici più un miner è potente, e quindi più sarebbe potenzialmente capace di prendere il controllo di bitcoin, e più ha da perdere economicamente se questo avvenisse. E' questo meccanismo di incentivazione economica al comportamento onesto che è la più geniale invenzione del processo di consenso distribuito.